Le gammopatie monoclonali sono condizioni ematologiche caratterizzate dalla presenza, nel sangue dei pazienti, di un anticorpo monoclonale (chiamato anche componente monoclonale), prodotto da particolari cellule del sistema immunitario dette plasmacellule. L'alterazione delle plasmacellule è alla base di tutte le gammopatie monoclonali. Le gammopatie monoclonali comprendono malattie molto diverse tra loro: le gammopatie monoclonali di incerto significato sono condizioni molto comuni, che non causano alcun sintomo e richiedono semplicemente un monitoraggio clinico; il mieloma multiplo invece è un tumore che richiede quasi sempre una terapia. Le gammopatie monoclonali di incerto significato colpiscono soprattutto gli anziani: sono presenti in circa il 4-5% delle persone intorno ai 70 anni, e la loro frequenza aumenta ulteriormente con l'età. Una piccola percentuale delle persone affette da gammopatie monoclonali di incerto significato svilupperanno, durante la propria vita, un mieloma multiplo: da questo deriva l'importanza dei controlli periodici. Il mieloma multiplo rappresenta circa l'1,2% di tutti i tipi di cancro, e si stima che colpisca ogni anno in Italia circa 4.500 persone. È più frequente negli anziani (il 38% dei pazienti ha più di 70 anni), mentre solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni al momento della diagnosi. L'incidenza di questo tumore è stabile, mentre la mortalità è in calo.

La gammapatia monoclonale di incerto significato (MGUS) indica una condizione caratterizzata dalla presenza di una componente monoclonale sierica e/o urinaria, plasmacellule monoclonali midollari < 10%, in assenza di sintomi clinici e segni quali anemia, lesioni osteolitiche, insufficienza renale, ipercalcemia ed iperviscosità.

La MGUS interessa prevalentemente l’adulto, anziano. Presenta infatti un’incidenza pari al 5% in soggetti di età superiore a 70 anni, e pari a circa il 10% in individui oltre 80 anni.
Il nome gammapatia monoclonale “benigna”, deriva dal fatto che più del 70% dei pazienti muore per cause non correlate alla gammapatia. In base al comportamento clinico nell’arco di 25 anni di osservazione media si distinguono tre tipologie di pazienti:

  • Gruppo I (55% delle MGUS): è rappresentato da pazienti che durante il periodo di osservazione non mostrano aumenti significativi dei livelli di componente monoclonale e muoiono per cause non correlate alla presenza di paraproteina.

  • Gruppo II (20% circa delle MGUS): è rappresentato da pazienti che durante il periodo di osservazione subiscono un incremento della componente monoclonale rispetto alla diagnosi senza però sviluppare un mieloma o un’altra patologia.

  • Gruppo III (25% circa delle MGUS): in questo gruppo vi sono tutti quei pazienti che nel corso del periodo di osservazione sviluppano un mieloma multiplo (che rappresenta la stragrande maggioranza dei casi evoluti), una amiloidosi AL (rara), una macroglobulinemia di waldestrom (11% dei casi), oppure una patologia linfoproliferativa (8%).

In aggiunta alla visita medica, indagini essenziali quando si sospetta una componente monoclonale sono:

  • Emocromo

  • Elettroforesi delle proteine sieriche

  • Dosaggio IgG-IgA-IgM

  • Proteinuria 24 h

  • Immunofissazione sierica/urinaria

  • Proteinuria Bence-Jones: determinazione quantitativa

  • Creatinina, azotemia

  • Calcemia

  • VES, PCR

  • SGOT, SGPT,G-GT,FA, bilirubina

  • B2- microglobulina

  • Radiografia dello scheletro in toto

  • Aspirato midollare e biopsia ossea

  • Biopsia del grasso periombelicale

  • Catene leggere libere sieriche (FLC)

LE CATENE LEGGERE LIBERE SIERICHE
Rappresentano la novità nell’approccio diagnostico della MGUS. La determinazione con metodi immunochimici delle catene leggere libere kappa e lambda nel siero (free light chains-FLC) e la stima del rapporto k/l (FLC-R) si basa sul riconoscimento di epitopi esclusivi delle FLC che risultano inaccessibili al legame con anticorpi nell’immunoglobulina intatta; essa rappresenta quindi un indice molto sensibile di clonalità imputabile ad una proliferazione clonale di plasmacellule (o linfociti) che determina un eccesso di produzione di catene leggere e lo sbilanciamento della secrezione fisiologica delle catene leggere k o l.

MIELOMA MULTIPLO
Con il termine “mieloma multiplo”, si definisce una emopatia maligna caratterizzata dalla proliferazione clonale di plasmacellule. Nel 98% dei casi è presente nel siero o nelle urine una quantità elevata di immunoglobuline detta componente monoclonale (CM). Questa CM al tracciato elettroforetico migra nella regione gamma o beta, generalmente producendo il caratteristico tracciato elettroforetiche detto “a corna”. Quando la CM è rapresentata solo da una delle catene leggere Kappa o lambda avremo quello che viene chiamato mieloma micromolecolare. In questo caso l’elettroforesi delle proteine può presentare una ipogammaglobulinemia. Il mieloma multiplo costituisce l’1-2% di tutte le neoplasie e 10-15% delle emopatie maligne. La frequenza nella popolazione generale è di quattro-cinque nuovi casi per 100.000 abitanti. In Italia si possono calcolare circa 4000 nuovi casi l’anno. L’età mediana di insorgenza è 65 anni, solo nel 10-15% dei casi l’età è inferiore a quarant’anni. Vi è una lieve prevalenza dei soggetti di sesso maschile.
La necessità di iniziare una terapia va sempre considerata in presenza di CRAB, acronimo inglese che sta ad indicare la presenza di valori elevati di calcemia, insufficienza renale, anemia, malattia ossea. 
La stadiazione più comunemente usata è quella introdotta nel 1975 da Durie e Salmon che divide i pazienti in tre gruppi clinici prognostici e che prende in considerazione tipo e quantità della CM, presenza o meno di lesioni scheletriche, presenza di anemia, proteinuria di Bence Jones, presenza o meno di insufficienza renale.

Fonti articolo:

_http://www.ematologia-pavia.it

_http://www.toscanamedica.org

Gammopatie Monoclonali